Bionieri

ai confini tra selvatico e coltivato

Sto leggendo da un po' di tempo un libro molto particolare che mi ha affascinato per il tipo di narrazione.

L'ho trovato [non] per caso (non ci credo, credo a ben precise relazioni che non sappiamo magari vedere), e mi affascina leggerne le pagine, sorseggiandole come fosse del buon vino: il raccnto di un viaggio di un alpinista e scrittore alla ricerca di posti ancora selvaggi nel Nord di Scozia ed Irlanda, in cui non c'è una vera avventura intesa come fatti da raccontare, ma impressioni, sensazioni, emozioni di chi viaggia e racconta e sa descrivere in maniera tale che io lettore mi sento accanto a lui.

Ma chi scrive sa anche vedere attraverso la realtà di oggi e considera le cose anche alla luce della situazione in cui viviamo, e così il passo che segue mi è sembrato adatto a provocare quella riflessione che non solo fra chi è particolarmente sensibile, bensì anche altrove, andrebbe stimolata ed incentivata, lasciando poi al singolo, la capacità di trarne le conseguenze, le osservzioni, prima su se stesso, e quindi sulla società in cui vive e fare eventualmente delle scelte.

 

Vi propongo il tutto, sperando sia piacevole anche per voi.

 

 

 

Ci riesce sempre più difficile, come specie umana, pensarci parte di qualcosa che va al di là della nostra portata. Ci siamo assuefatti ad una idea eretica di estraneità, a una credenza umanistica nell'eccezionalità dell'uomo, e sopprimiamo ovunque sia possibile i meccanismi di controlli e contrappesi ch ci riguardano, tutto ciò che ci ricorda che il mondo è più grande di noi o che ci viviamo dentro.

Su quasi tutti i fronti abbiamo cominciato a prendere le distanze da una relazione viva e sentita con il mondo naturale.

[…]

Abbiamo dimenticato in vari modi l'impressione che ci fa il mondo. E sono emerse allora nuove malattie dell'anima, nuove infelicità che altro non sono se non la complicata conseguenza della distanza posta tra noi ed il luogo in cui viviamo.

[..]

la nostra mente viene plasmata, oltre che dai caratteri genetici ereditati e dalle ideologie assimilate , anche dall'esperienza corporea di stare nel mondo, nei suoi spazi, nelle sue strutture, nei suoi suoni, odori, ritmi.

Tra le forme fisiche del mondo che ci circonda e la configurazione del mondo interno della nostra immaginazione è in atto uno scambio costante che ci modella in modo straordinario. >>

 

( R. MacFarlane - “Luoghi selvaggi” - pagg. 196-197)

 

 

Buona giornata a tutti noi!


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