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ai confini tra selvatico e coltivato

L' origine pagana dell' Epifania e della Befana

L' origine pagana dell' Epifania e della Befana

Nella Grecia antica era la dea Hera a percorrere il cielo portando doni e abbondanza durante le dodici notti del solstizio.


Giunone fa piovere doni a Venezia (dettaglio) di Paolo Veronese, tra il 1554 e il 1556


Il cristianesimo toglie il valore educativo alla festività di origine pagana.
L' origine della Befana e dell' epifania è connessa alle tradizioni agrarie pagane relative all' anno trascorso e ormai pronto a rinascere come nuovo. Rappresenta la conclusione delle festività che intercorrono durante la fase del solstizio invernale, anticamente festeggiato come Sol Invictus o, per esteso, [...]

Deus Sol Invictus , oggi con il Natale.


L' aspetto della Befana raffigura l' anno vecchio (una volta davvero concluso) espresso della veneranda età e gli abiti logori che indossa. I doni assumono con la befana un valore propiziatorio per il nuovo anno, un buon inizio con dolci bontà e ogni possibile squisitezza, ovviamente destinati come nelle migliori tradizioni ai bambini meritevoli, a quelli che invece si comportarono male, solo carbone per spronarli a essere più meritevoli nell'anno nuovo.

La befana à fortemente legata alla mitologia germanica, Holda e Berchta, sono la personificazione della natura invernale.

Nella Roma antica si svolgeva all'inizio dell' anno una grande festa in onore di Giano più volte condannata dalla Chiesa la festività prese poi il nome di Notte di San Silvestro, non diversamente da oggi la festa proseguiva in onore di Strenia cui durante il periodo ci si scambiavano doni. Proprio alla dea romana si deve l' usanza delle strenne o strenne natalizie, regali che è d' uso fare o ricevere nel periodo natalizio. Usanza che si perde nella notte dei tempi, la mitologia riferisce che Romolo una volta costruite le mura della città ricevette, in segno di gioia e di prosperità dai suoi amici un fascio di rami verdi, tagliati dal vicino bosco dedicato a Strenia, la dea della potenza e della fortuna. Commosso per l' omaggio, Romolo volle che il gesto augurale venisse rinnovato ogni anno alle calende di gennaio, cioè nel primo giorno del mese, cominciarono ad offrirsi a vicenda ramoscelli sacri di alloro e ulivo, aggiungendovi doni di fichi e mele con l'augurio che l'anno in arrivo potesse essere dolce come quei frutti.

Tradizione che continua quasi inalterata anche ai giorni nostri soprattutto a seguito dell' opera di "romanizzazione" della penisola in epoca fascista, che incoraggià la distribuzione dei regali a nome della Befana, spodestando la versione cristianizzata che vedeva i Re Magi diretti a Betlemme per portare i doni a Gesà Bambino e chiedere informazioni a una vecchia per ritrovare la strada smarrita che, pentita di non essersi recata con loro al cospetto di Gesù Bambino, dopo aver preparato un cesto di dolci si mise a cercarli fermandosi in ogni casa che incontrava sul suo cammino, donando dolciumi ai bambini nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo portando regali a tutti i bambini, per farsi perdonare di non aver accompagnato i Re Magi, perdendosi così l'occasione di vedere il dio fatto bambino.

Nuovamente la Chiesa trova il modo di convertire una festività pagana che esisteva dalla notte dei tempi di Roma, circa settecento anni prima della venuta al mondo del presunto messia, ma la Befana salva in sè tutta la paganità che l'ha generata riportando il folklore dei piccoli villaggi rurali e agricoli che, nel dire l'addio al vecchio anno attraverso la sua figura, si auguravano un nuovo anno più ricco e prosperoso in attesa che la vita nei campi riprendesse finito l' inverno, e i meritevoli potessero nell' attesa mangiare i frutti lasciati in dono dal vecchio anno grazie al duro lavoro dei campi; mentre per gli altri rimane solo il carbone, utile per scaldarsi dal freddo invernale.

Nella festività c'à quindi la traccia della favola educativa di Esopo (ca 620 a.C. ca 560 a.C.) - la Cicala e la Formica -, chi nulla mai da nulla ottiene dunque. Valore pagano molto più elevato di quello cristiano in cui è il pentimento futile e fine a se stesso di aver perso un' occasione e non il merito ad essere preso in considerazione.

Loris Modena

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IL FALO’

La notte dal 5 al 6 gennaio, in molti paesi del Veneto si brucia la befana, un falò con la sagoma della vecchia dentro (che io non ho mai capito se fosse o no la befana, e poi tra l’altro a me ricorda molto gli “ignobili” roghi delle streghe del medioevo NDR), bevendo il vin blulè, mangiando la pinza, e cantando al filastrocca per eccellenza:

La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
con le toppe alla sottana:
Viva, viva la Befana!


Secondo la tradizione popolare il vento che trasporta con sé il fumo e le faville del falò indicherà come sarà il nuovo anno appena iniziato. È conoscenza popolare che il garbìn, vento vorticoso con direzione sud-ovest, annuncia la pioggia, essenziale per preparare i campi al prossimo raccolto, mentre il vento fùrlan, da nord-est, porta tempo asciutto, il terreno sarà quindi arido e porterà scarse messi. Perciò…

Se le faìve va al garbin
parécia el caro pa ‘ndare al mulin.
Se le faìve va a matina,
tol su el saco e va a farina.
Se le faìve va a sera,
la poenta impiega la caliera.


Oppure

Pan e vìn
La pinza sotto el camin
Faive a ponente
Panoce gnente
Faive a Levante
Panoce tante
Fuive verso sera
Poenta pien caliera
Fuive verso mattina
Poenta molesina
Fuive a meodì
Poenta oltre al dì
Fun a bassa
Poenta pien cassa


Ciao a tutti….

Il lungo periodo delle feste, dedicate anticamente al solstizio d’inverno, è chiuso dall’Epifania, che come vuole il detto popolare “tutte le feste le porta via”.
Il mondo Cristiano ricorda l’incontro dei Re Magi con Gesù bambino e la loro conversione alla nuova dottrina. La festa si celebrava a Roma già fin dal II sec. e la parola epifania, che in greco significa “visibile”, secondo la lettura volgare si è via via trasformata in “Pifania, Befania” e finalmente Befana. Nella ricorrenza sopravvive il carattere lunare delle antiche feste del solstizio. Esempio ne erano i riti propiziatori delle “befanate”.
Uno di questi consisteva nel bruciare un pezzo di legno, rappresentante la “vecchia” (simbolo di Madre Natura), che giunta alla fine dell’anno era una comare secca da segare e bruciare. Quel bruciare, altro non era che un esorcismo contro le privazioni passate. Un’altra befanata consisteva nella questua alimentare fatta di casa in casa dai giovanotti della comunità, per scacciare cantando e recitando le manifestazioni terribili della natura.
Era invece ripreso dai saturnali latini della notte di festa, un rito dove gli animali domestici venivano portati alla mensa degli uomini, e serviti dai rispettivi padroni, per impedire loro di acquistare il dono della parola.
Di probabili origini pagane, il personaggio della Befana era una strega benevola che abitava sui monti in mezzo al bosco, vicino alle carbonaie. Detta anche la moglie dell'orco portava in una calza ai bambini cattivi carbone o legno, e a quelli buoni doni alimentari quali agrumi, frutta secca o biscottini di panpepato (funzione propiziatoria).
L’antica ritualità della celebrazione dell’Epifania, sul piano alimentare e gastronomico deriva dai culti agrari, con pietanze a base di legumi e maiale. E’ ancora seguita in alcune zone d’Italia e in molti paese europei, la tradizione della torta dei Magi. Si tratta di una focaccia o di una torta, contenente monete, fave secche, o altri piccoli pegni. I commensali che trovavano il contrassegno nella propria fetta, divenivano i re della festa, incarnando il re dei saturnali Romani, i re Magi della tradizione Cristiana, o il buffonesco Re della Fava delle confraternite goliardiche medioevali.
Passata la notte, tutti festeggiavano con i Befanini, rustici dolcetti raffiguranti animaletti o fiori.

http://www.taccuinistorici.it/ita/news/moderna/feste-e-tradizioni/E...

http://www.settemuse.it/costume/costume_epifania.htm

http://almacattleya.blogspot.it/2012/01/lorigine-della-befana.html

http://www.scudit.net/mdbefanaorigini.htm

AUGURI A TUTTI I BIONIERI

manù

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Tag: Epifania

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Commento da Cinzia su 5 Gennaio 2014 a 21:15

Si effettivamente, da noi si brusa la vecia. Come dice Manù, a me è sempre sembrato il famoso rogo delle streghe. Anche se simbolico a me non è mai piaciuto. Perchè invece di bruciare una vecchina, non si bruciava un vecchino, alias anno vecchio? I miei ricordi sono di un camino con la botola della cappa aperta e con delle manate di fuliggine nera sulla vernice dei focolare, a significare che la befana era passata di là. A differenza del Natale, la festa della Befana era meno commerciale. Le calze, quelle dismesse di mia nonna erano riempite di varie cose, dai tappi corona, ai mandarini, alle caramelle, alle nocciole, alle cipolle, alle noci, più qualunque piccola cosa strana per farmi fare le facce ogni volta che non trovavo le caramelle. Ed immancabilmente nel fondo della calza, il carbone, quello vero, non quello dolce. Però avevo un'idea abbastanza particolare della Befana, me la ero immaginata veramente come una strega, una che vola su una scopa e si mangia un piattone di pasta e fagioli, uno di baccalà, due di mandarini, si beve mezzo litro di rosso e si fuma mezzo pacchetto di Nazionali senza filtro. Sì perchè la mia Befana oltre che avere uno stomaco come quello di un carrettiere, fumava come una turca. Agli occhi di una bambina, era per lo meno assai fuori la norma. Una volta che provai ad andare a vedere cosa succedeva in cucina la notte della Befana, mia nonna, appena vide l'uscio aprirsi, mi lanciò la scopa di saggina. Avevo 5 anni, non parlai per tre giorni e mi feci la pipì a letto per un mese. Scoprii che lo scherzetto lo aveva fatto anche a mio zio, invece lui fece il contrario, pipì tre giorni, mutismo un mese. Al di là di tutto, proprio per il suo essere così strana, la Befana mi è sempre piaciuta di più di Babbo Natale. Poi vuoi mettere volare sulla scopa!!!

Commento da Angelo Antonelli su 5 Gennaio 2014 a 15:37

A proposito qui c'è il link di una foto della vecchia appesa chiamata a Locorotondo "quarantana":

<a href="http://www.tripadvisor.it/LocationPhotos-g1056127-Locorotondo_Province_of_Bari_Puglia.html#38679207"><img alt="Foto di Locorotondo - Immagini" src="http://media-cdn.tripadvisor.com/media/photo-s/02/4e/32/a7/le-quarantane.jpg"/></a><br/>Questa foto di <a href="http://www.tripadvisor.it/Tourism-g1056127-Locorotondo_Province_of_Bari_Puglia-Vacations.html">Locorotondo</a> è offerta da TripAdvisor.

Commento da Angelo Antonelli su 5 Gennaio 2014 a 15:24

Nella nostra Puglia il "culto cristiano" della befana è stato importato solo di recente. Infatti il 6 Gennaio , fino a circa 50 anni fa, era solo rappresentata dalla venuta dei Magi.

C'è però da dire che nei nostri paesi dalla domenica successiva all'epifania e fino alla giornata delle Ceneri si tiene nelle pubbliche piazze e al centro delle strade " à vécch' appnnùt'" e cioè il fantoccio di una signora anziana di pessimo aspetto, con i vestiti logori, con un cappio al collo e appesa come un'impiccata.

Questa macabra figura stà sicuramente a significare il sacrificio del vecchio per la nuova rigenerazione della vita e della natura.

Questi culti sono però legati molto di più al carnevale  che  alle festività Religiose, in quanto molto spesso si mescolano con le stesse viaggiando a piè pari.

Infatti il 26 Dicembre iniziano nel paese di Putignano le "probaggini" o "prubbasc'n" che legate all'atto agricolo  della ripropagazione della vite tramite l'interramento di un tralcio, e quindi della rigenerazione della vite, la gente gira per tutto il paese insultando, schernedo e canzonando, le pubbliche istituzione, a volte anche con metafore sessuali .

Poi  da noi il carnevale è veramente Speciale , veniteci a trovare.

Buone autoproduzioni!

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