la terra preta, terra nera, e' un tipo di terriccio che viene
ritrovato in alcune zone del bacino del rio delle Amazzoni.
Apparentemente questo terriccio e' stato "fabbricato" da una
civilta' precolombiana, mescolando carbonella (il biochar) con
terra.
Il fine era di ammendare il terreno agricolo incrementandone la
produttivita'.
Caratteristica della terra preta e' di contenere carbonio in forma
chimica durevole e dalla struttura fisica microporosa.

La vita dei microorganismi trova una "casa" fantastica nella
carbonella/biochar sparsa nel terreno.

Il biochar diviene una spugna che assorbe e ritiene, contrastando
il dilavamento, i nutrienti che si rendono disponibili.

Il biochar modifica quindi la struttura del suolo rendendolo
permanentemente piu' leggero ed allo stesso tempo in grado di
trattenere acqua e nutrienti.
E' chiave che lo sia "permanentemente" perche' a differenza del
ciclo naturale, in cui il carbonio prima o poi torna in atmosfera
come co2 o metano, la terra preta apparentemente mantiene questa
sua caratteristica per millenni.
Il fatto che il carbonio possa essere "sequestrato" nel terreno per
millenni fa dire ai ricercatori che una Iniziativa, su vasta scala,
di produzione ed interramento di biochar puo' essere la risposta a
due problemi.
Da un lato aumenta la fertilita' dei terreni agricoli o boschivi in
modo durevole (con le conseguenti economie e i comprensibili
miglioramenti in termini di "conservazione" dell'ambiente naturale)
dall'altro sottrae co2 dal ciclo naturale, divenendo "carbon
negative".
Cioe' sarebbe una attivita' "economica" umana che invece di
contribuire all'emissione di co2 in atmosfera, la sequestra e per
lungo tempo.
Perche' tutto questo pero' sia a reale bilancio favorevole bisogna
considerare l'intero ciclo di produzione e distribuzione del
biochar.
Produzione.
Il biochar e' il risultato di un processo naturale, la vita delle
piante, e di una manifattura umana.
A livello sistemico, se ci limitiamo a tagliare un bosco e ed a
trasformare la legna in carbonella/biochar, molto rapidamente la
risorsa bosco si esaurira'.
Quindi dobbiamo "coltivare" il bosco, o qualunque altra fonte di
biomassa.
Passiamo all'intervento umano.
La "manifattura"del biochar e' molto complessa e potenzialmente
molto piu' inquinante della semplice emissione di co2 in atmosfera
derivante dalla combustione del legno.
Infatti la carbonificazione e' un processo di scomposizione del
legno in carenza di ossigeno (altrimenti brucerebbe e basta).
In questa scomposizione vengono emessi in atmosfera composti
chimici terribili.
Le carbonaie tradizionali sono dei veri e propri mostri
ecologici.
Il "consenso" dei ricercatori porta alla carbonificazione in cui i
fumi di scomposizione della biomassa (perche' anche paglia e
residui di coltivazione costituiscono fonti di biochar) vengono
utilizzati dalla combustione stessa.
Utilizzare i fumi di scomposizione (o distillazione) rende il
bilancio energetico dell'operazione sensibilmente migliore.
Perche' non e' molto intelligente bruciare due tonnellate di legna
per ottenere una tonnellata di carbonella.
Qui ci colleghiamo alla questione della distribuzione.
Distribuzione.
Se compri la carbonella per barbecue e la butti nel tuo orto
(sempre che quella carbonella non derivi da legna impregnata
chimicamente) ben che ti vada hai comprato anche un trasporto di
centinaia di km.
Le "esternalita" dei trasporti fanno saltare il bilancio
energetico, anche se in euro costano poco.
Quindi il biochar dovrebbe essere prodotto in modo distribuito.
Qui si apre un argomento vastissimo.
Lo affrontero' separatamente, ma e' cruciale perche' altrimenti
tutto questo interesse per il biochar rimane lettera morta.
Posso solo dire che la produzione distribuita del biochar e'
fattibile sia da chi vive vicino ai boschi sia a chi coltiva mais
in pianura, solo per fare un esempio.
Inoltre, come tutte le reazioni del genere, vi e' una
"cogenerazione" perche' insieme alla carbonella hai un sacco di
calore.
Quindi se l'ingegno dell'uomo (o della donna, scusate) riesce a
imbrigliare la produzione di biochar ed a scaldare o la propria
abitazione o una serra o altro ......
Matti come me vorrebbero addirittura produrre materie prime
(catrami, acetone, acido acetico, metanolo) ed energia elettrica
(bruciando il syngas o in un motore a scoppio o per fare vapore),
pensate un po'.
Io uso una ICPS, Improved Charcoal Production System, costruita
dall'Ing Adam.